Contesto

Che l’educazione abbia un ruolo significativo da svolgere nella vita quotidiana del detenuto, così come abbia conseguenze significative per il suo reinserimento sono assunti che riteniamo talmente evidenti da rendere superflua qualsiasi trattazione giustificativa.

Semmai può essere utile individuare alcuni elementi cardine che consentono di correlare pienamente educazione in carcere e Adult Learning e considerare la valenza del ‘non formale’ come espressione specifica di un sistema di apprendimento permanente rivolto a cittadini in stato di detenzione.

La conferenza europea “Pathways to Inclusion – Strengthening European Cooperation in Prison Education and Training” (Budapest, 2010) è considerata come una delle principali flagship initiatives della Commissione Europea nell’ambito considerato.

Oltre alle pregresse specifiche esperienze dei partner e alle priorità politiche indicate da Erasmus+, sono stati i seguenti messaggi-chiave della Conferenza ad ispirare la partnership nella redazione della presente proposta:

1) la diversità linguistica e culturale, come nuova sfida e opportunità;

2) il ruolo cruciale dell’apprendimento, da riconsiderare in chiave olistica;

3) il riconoscimento della pluralità delle azioni educative necessarie con particolare attenzione alla collaborazione cross-agency;

4) la necessità di valorizzare le forme dell’apprendimento non formale e informale;    

5) la necessaria formazione del personale carcerario per contribuire a creare e promuovere positivi ambienti di apprendimento per i detenuti.

Le buone prassi nell’educazione degli adulti, ivi comprese quelle di tutti i partner portate avanti nella pratica quotidiana (CEPER, penitenziari interessati…) o in progetti specifici (TELL MERAPKOURTIM …) dimostrano ampiamente come le arti rappresentino uno strumento potente nelle strategie d’apprendimento che è possibile utilizzare in maniera diversificata e flessibile in funzione degli specifici bisogni dei target individuati: discenti in stato di detenzione e loro educatori.

È evidente come gli educatori rappresentino un target strategico per giungere al target finale: i detenuti.

È dunque necessario in primo luogo accrescere le competenze degli insegnanti rendendo disponibili strumenti e metodi di riferimento che consentano fra l’altro di utilizzare le arti come “lubrificanti” nei meccanismi relazionali. Dal punto di vista dell’educatore, infatti, una corretta e positiva relazione con l’allievo è certamente l’unica condizione che gli può permettere di avere successo nel suo intervento e spesso proprio questo è il punto debole della preparazione del proprio percorso professionale.

È anche in questa direzione che si è concentrata la nostra ricerca di metodologie incentrate sulle tecniche artistiche, capaci di frantumare la rigidità imposta dai rapporti e creare nuove possibilità di comunicazione e comprensione.